Fondazione ISAL
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FAQ

COS’E’ IL DOLORE CRONICO?

A differenza del dolore acuto che rappresenta un segno di allarme legato alla presenza di un danno/lesione in un distretto del corpo (conseguente ad un trauma oppure ad infiammazione ecc) e che tende a scomparire quando la causa originaria è guarita o si è risolta, il dolore cronico permane anche dopo la riparazione del danno o il ritorno alle condizioni originarie.
Il dolore cronico, però, non è soltanto un dolore che prosegue nel tempo bensì una malattia vera e propria che interferisce con la vita del paziente, arrivando a determinare una evidente condizione di invalidità per la compromissione delle funzioni cognitive, della sfera delle emozioni e della capacita di intrattenere normali relazioni interpersonali.

QUANTO E’ DIFFUSO IL DOLORE CRONICO?
QUALI SONO LE MANIFESTAZIONI PIU’ FREQUENTI?

I dati del Ministero per la Salute (MpS) riferiscono che circa il 25% della popolazione italiana soffre di dolore cronico e che la presenza di dolore è la causa più frequente che spinge un paziente a recarsi dal medico. Sempre secondo il Ministero i tipi più frequenti di dolore cronico sono:

  • le cefalee primarie (emicrania, cefalea muscolotensiva, cefalea a grappolo)
  • il mal di schiena (nelle sue diverse forme: dolore lombosacrale, dolore cervicale, dolore dell’intera colonna vertebrale)
  • il dolore neuropatico (herpes zoster o fuoco di S.Antonio, neuropatia diabetica ecc.)
  • il dolore facciale (nevralgia trigemina, disfunzione dell’articolazione temporomandibolare)
  • i dolori muscolo scheletrici (fibromialgia, artrosi distrettuali ecc)
  • il dolore da cancro (che rappresenta il 5% di tutte le forme di dolore cronico!)

DA COSA ORIGINA IL DOLORE CRONICO?

Ancora oggi non è chiaro in che modo e perché un dolore acuto evolva verso la forma cronica.
Da un punto di vista schematico ed illustrativo possiamo dire che il dolore cronico può conseguire ad alterazioni della normale struttura dei distretti corporei dovute a traumi, infiammazioni, tumori, patologie degenerative (ed in questi casi si parla di dolore nocicettivo), ma può anche dipendere da lesioni del sistema nervoso centrale o periferico (ed allora si parla di dolore neuropatico).
Il dolore nocicettivo ed il dolore neuropatico, avendo origini differenti, devono essere curati diversamente, pena l’insuccesso della terapia ed il protrarsi di una inutile sofferenza.
Nel dolore cronico nocicettivo sono indicati i FANS ed i farmaci oppioidi, mentre nel dolore neuropatico sono utili i farmaci antiepilettici, gli antidepressivi ed altri farmaci adiuvanti.

COME SI PUO’ MISURARE IL DOLORE?

Pur essendo il dolore un fenomeno assai complesso sempre legato ad una componente
emozionale (variabile quindi da individuo ad individuo), nella pratica clinica è utile effettuare una misurazione del dolore non soltanto per scegliere la terapia più indicata, ma anche per valutarne l’efficacia dopo l’attuazione.
Per questa ragione sono stati messi a punto degli strumenti di misurazione dell’intensità del dolore (Scale di Valutazione) che possono basarsi su un’indicazione numerica o sul rilievo di sintomi cognitivi e emozionali, fisici ecc.

IL DOLORE CRONICO SI PUO’ CURARE?

L’attuale ampia disponibilità di farmaci di comprovata efficacia e di procedure (anche innovative), rende possibile l’attuazione di una terapia per le diverse forme di dolore cronico. In questo modo è possibile ottenere un sensibile miglioramento dei sintomi presentati con evidenti benefici per la qualità di vita di chi è affetto da dolore cronico.

COSA FARE IN CASO DI DOLORE CRONICO?

Al fine di evitare il protrarsi di una sofferenza inutile è buona regola che il paziente affetto da un dolore perdurante nel tempo si rivolga allo specialista algologo, preso un ambulatorio o un centro di terapia del dolore, in modo da ottenere la valutazione più precisa del problema presentato, presupposto indispensabile per la scelta del programma terapeutico più opportuno.

COME VIENE ATTUATA LA TERAPIA DEL DOLORE?

Il dolore cronico ha cause diverse che vanno conosciute e riconosciute.
Solo una valutazione attenta dei sintomi correlati al dolore ed un accurato esame obbiettivo del paziente possono consentire la scelta e l’attuazione della terapia più opportuna.
A seconda dei casi lo specialista algologo (esperto nella terapia del dolore) potrà suggerire l’utilizzazione di farmaci in forma singola, ma più spesso associata, oppure potrà fare ricorso ad infiltrazioni dei punti e delle aree dolenti con anestetico locale o FANS o, ancora, potrà mettere in atto procedure invasive e mini-invasive quali il posizionamento di elettrostimolatori nervosi o cateteri per l’infusione continua di farmaci.

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