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La vita in maschera - Fondazione ISAL

La vita in maschera

Ognuno ha ormai appreso come il destino sia un varco, ove l’imprevisto si manifesta senza presagi.
Quali gioie o tragedie potranno avvenire in virtù delle scelte mentre siamo ancora affaticati dallo scuoterci di dosso questo groviglio virale. Ognuno di noi sa che le scelte non sono mai scevre da conseguenze quali il rischio di una nuova esplosione del contagio o, se sei ai margini del benessere, la deriva verso la miseria con la sua disperazione di vita che può divenire fonte di gravi conflitti sociali.

La democrazia è in una fase critica circondata da paure, tensioni e guidate urla quotidiane del social e televisioni che possono far deflagrare l’equilibrio in atto; per preservarla serve una severa regola di trasparenza su ogni decisione e il ricorso alle più salde virtù: la sincerità e la verità, quali ancore di salvezza! Non devono esistere vuoti di verità.

Partiamo da un atto semplice, chiedere chiarezza sull’uso della “mascherina”!

La mia premessa è che le informazioni istituzionali sono state e siano ancor’oggi povere di contenuti e variabili come il meteo e ciò genera smarrimento.

Per chi non ha un contatto quotidiano con persone positive al Covid-19 sono sufficienti le “mascherine chirurgiche” che ci aiutano a non contagiare altre persone in caso di colpi di tosse e/o starnuti. In un momento di diffusione del virus in cui spesso è difficile distinguere soggetti che sono eliminatori di virus – sostengono molti infettivologi – è opportuno che la mascherina sia indossata da tutti, specie in ambienti chiusi o quando ci sono contatti ravvicinati come sui mezzi pubblici, al mercato e simili.

Ricordando sempre che l’azione primaria di sicurezza resta il mantenimento della distanza (superiore al metro prego) e il lavaggio frequente delle mani dopo contatti esterni.

Se però ogni cittadino navigante in questo Paese è chiamato a fare la sua parte, le istruzioni sul cosa fare per non sbagliare devono essere sincere e chiare.

Cosa ci manca di sapere? Il primo quesito da chiarire subito è come si deve usare la mascherina, per evitare di utilizzarla male e provocare un’involontaria diffusione del contagio piuttosto che prevenirla.

Io (forse sbagliando) non ho trovato chiarimenti su nessun sito di comunicazione ufficiale del Governo, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Regioni, aziende ospedaliere o comunali.

Vi sembra forse indifferente sapere con chiarezza per quanto tempo si può usare la stessa mascherina? Un’ora, tre giorni, un mese. Penso sia una domanda che si fa ognuno. Quali rischi ho o posso creare ai famigliari e altre persone se riutilizzo sempre la stessa? Posso lavarla (con sapone o alcol)? Stenderla all’aria? O devo gettarla dopo ogni utilizzo?

Informazioni obbligate, da inserire a grandi lettere (meglio se anche con un disegno) su ogni sito e sulle mascherine stesse come fosse cibo, scade il..….! Multilingue per rispetto verso le comunità straniere che vivono con noi e alle quali è probabile che molti abbiano affidato i loro affetti più cari. Ciò per evitare di cadere in errore in virtù di un atto di fiducia verso le istituzioni che hanno inviato le mascherine a casa, senza nessun foglio di spiegazione.

Nella Regione Emilia-Romagna è stata inviata a ogni persona, over… settanta (?) penso a questa età giacché nella mia famiglia l’ha ricevuta solo mia mamma: UNA (1) mascherina! Ognuno è portato a dirsi o è un atto simbolico che mi invita a comprarla dopo l’uso o inviandomene “una” sola mi vuol dire che va bene finché non si rompe, o sbaglio?

Reputando che ogni gesto abbia una ragione, temo che si possa ipotizzare una tragica impotenza perché qualunque indicazione si dia è un vicolo cieco: se la risposta giusta fosse “gettarla dopo l’uso” quale Governo al mondo potrebbe garantire una produzione di miliardi di mascherine al giorno per mesi!?

Ritengo che sia urgente fidarsi della gente e far sapere “una verità”, sempre utile per le persone e per la democrazia sostanziale.

Ipotizzo una soluzione! Considerare le mascherine un “segnalatore di allarme e civica virtù”; indossarla sono certo ci aiuti a far mente alle distanze, non tossire vicino alle persone etc…

Con minor enfasi pongo l’ultimo quesito: se la mascherina chirurgica usata nel verso giusto ci permette di non contagiare le persone vicine, se usiamo due mascherine, una rivolta all’esterno e una all’interno, potrebbe assolvere alle due funzioni di proteggere gli altri e anche te stesso contemporaneamente?

Ora si ricomincia! La vita rigettata nel gorgogliare delle abitudini di tutti i giorni, dove ognuno rivolgerà lo sguardo al futuro se sarà prudente e responsabile oppure sperperare in poche settimane l’immane sforzo dell’isolamento e tornare nel buio del passato prossimo. Questa epidemia ci insegna che nessuno si salva da solo e ognuno deve fare la sua parte, nessuno escluso.

William Raffaeli
Presidente Fondazione ISAL

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