Dolor y Gloria raccontato dal Presidente William Raffaeli

Con “Dolor y Gloria” il regista spagnolo Pedro Almodovar racconta la malattia e la dura lotta contro la rassegnazione.

Il regista inserisce il Dolore Cronico quale filo rosso della trama, che pervade la vita del protagonista e ben sottolinea il senso tragico del vivere nel dolore che annebbia le gioie e invalida il quotidiano! Una vetrina quale Cannes che urla l’esistenza tragica del vivere nel dolore cronico e ne illumina la sofferenza è un importante messaggio che aiuta i milioni di donne e uomini che ne soffrono ad avere identità.

Tuttavia, un oscuro equivoco s’insinua nel film con il ritmo sfigurato del gesto della cura: quel groviglio di pasticche pestate ove spicca l’ombra dell’ossicodone, in cui il protagonista non trova alcun sollievo, insieme al banale gesto dell’eroina fumata. 

Il NO all’eroina nella cura del dolore cronico deve essere chiaro, perché non ha alcuna base scientifica e nessun vantaggio rispetto alle tante medicine a base di oppiacei o cannabis che sotto controllo medico, se sono efficaci e tollerate, si possono e devono usare senza remore, valutandone l’opportunità rispetto a tante altre soluzioni possibili con strumentazioni.

Una storia comunque reale e plausibile, specchio di tante, troppe storie di gente malata. Ma sarebbe stato bello evirarla di quell’insipiente figura di medico adagiato inerte nella sconfitta e che lascia il suo assistito senza sostegno. Nessuna sia indifferente al dolore!

L’articolo completo al link https://www.huffingtonpost.it/entry/il-dolore-cronico-lincompetenza-e-le-sale-dattesa-nellultimo-film-di-almodovar_it_5cf50fd4e4b0e8085e3d377c

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