Gianvincenzo D’Andrea

Nato a Pratola Peligna (AQ) nel 1947.
Laurea in Medicina e Chirugia  con lode nel 1972 presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.
Specializzazione in Anestesiologia e Rianimazione con lode nel 1976 presso l’Università degli Studi di Siena.
Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione con lode nel 1980 presso l’Università degli Studi di Perugia.
Dirigente Medico di Chirurgia Generale nell’Ospedale di Sulmona (AQ) nel 1973.
Dirigente Medico di Anestesia e Rianimazione nel 1976.
Aiuto Corresponsabie di Anestesia e Rianimazione  nel 1981.
Direttore dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione nell’Ospedale di Sulmona nel 2000.
Direttore del Dipartimento delle Terapie Intensive della ASL di Avezzano- Sulmona- Castel di Sangro (AQ) dal 2001 al 2008.
Direttore del Dipartimento Chirurgico della ASL de L’Aquila dal 2008 fino al 2010 per pensionamento.
Professore a.c. di Anestesia e Rianimazione nella Università degli Studi de L’Aquila dal 2000 al 2010.                                                                                                                                                            
È autore di numerose pubblicazioni scientifiche   e nel corso della sua attività professionale si è interessato in modo particolare alle problematiche della Nutrizione Artificiale Perioperatoria e  della Terapia Antalgica Postoperatoria.
Ideatore e promotore del progetto”Ospedale senza dolore” (2001) nell’Ospedale di Sulmona.
È membro di Società Scientifiche e di Associazioni Specialistiche nel campo dell’Anestesia-Rianimazione, della Nutrizione Artificiale e della Terapia del Dolore.
Co-redattore del “Piano Sanitario Regionale 1995/2000” dell’Abruzzo.
Presidente e Relatore in Convegni Scientifici a carattere nazionale ed internazionale.
Socio e Fondatore di Associazioni di Volontariato Sanitario.

Un pensiero riguardo “Gianvincenzo D’Andrea

  • 27 Giugno 2020 in 13:58
    Permalink

    Gent.mo Dottor D’Andrea, sono Francesca Conte.
    In risposta alla mia storia inviata e pubblicata , ho ricevuto questa Sua umana e commovente risposta :
    Cara amica,
    la tua vicenda personale, simile a molte altre che giungono alla nostra attenzione, ci fa capire quanto pesante possa essere la sofferenza di chi soffre di dolore cronico e non trova le cure di cui avrebbe bisogno.
    Prof. Gianvincenzo D’Andrea
    Presidente Associazione Amici di ISAL

    Mi permetto allora di scriverle per chiederle un aiuto a trovare
    una strada che mi porti ad una diagnosi e ad una possibile terapia che mi restituisca una vita dignitosa e mi allontani dal pensiero di non voler più proseguire questo scampolo di vita.

    Cerco di delineare la mia storia .
    Ho 66 anni, soffro da circa 14 anni.
    Nel 2006 in piena attività professionale (sono microbiologa ed ero dirigente in una importante multinazionale , instancabile e appassionata del mio lavoro ) , all’improvviso ebbi una grave cruralgia. Curata prima banalmente con il classico ciclo di cortisone , poi con neuroprotettori tipo nicetile, acido lipoico e lyrica 75 x 2 volte. Terapia di circa due mesi a scalare. Alla RMN : antetolistesi L4/L5 primo grado senza lisi istmica e stabile in RX in flesso estensione. Elettromiografia arti inferiori niente. Tanta fisioterapia e il problema sembra rientrare. Dopo alcuni mesi , cado e fratturo un metatarso . Allo scadere dei 21 giorni , tolgo il gesso e …..morbo di Sudek. Mesi per ricamminare…… piano piano i dolori lombosacrali si fanno più frequenti. Ortopedici sono conservativi, neurochirurghi subito favorevoli ad artrodesi. Io continuo a sopportare e cerco di nuotare e altro. Nel 2009, siccome mia mamma era ammalata di artrite reumatoide, vado da un reumatologo e con visita e tender points 16/18 , mi viene fatta diagnosi di fibromialgia. Varie cure insopportabili ( laroxil e flexiban) o inutili ( zoloft , normast e non ricordo …) . Su prescrizione di un neurologo inizio tavor da 2,5 mg la sera, che non ho mai smesso . Ora arrivo a max 3 mg/die ma ovviamente e’ dose non più terapeutica ma ad evitare astinenza ! Il dolore e’ diffuso , urente , pungente con rigidita’. Peggiora il dolore alla colonna , rifaccio RMN varie volte , ultima nel 2019. Anterolistesi invariata dal 2006 ma nel tempo si evidenziano varie protrusioni, stenosi lombare , legamenti gialli inspessiti , artrosi delle faccette specie L3/4/5/ S1. Nel 2010 devo smettere di lavorare . Sono sposata , non ho figli. Mio marito lavora …..inizia anche una grande solitudine.
    Nessuno mi inizia una terapia che non sia di integratori . Mi fanno provare palexia 150 ma lo smetto subito perche’ non lo tollero.
    Nel 2016 arrivo alla terapia del dolore di Pescara perche’ vengo a sapere che iniziano a prescrivere cannabis. Esperienza del medico minima ( molto entusiasta ma poco formato ) . Inizio con bedrocan olio , ma mi provoca tachicardia e insonnia. Mi viene sostituito con bedrolite e bediol olio . Faccio la terapia per alcuni mesi , aiuta umore e sonno , molto meno il dolore. La smetto in realta’ anche per motivi economici.
    Il grandissimo peggioramento e’ di un anno fa. Reumatologo mi fa fare tutto un set di anticorpi per le varie autoimmuni : tutto negativo.
    Rifaccio RMN , la colonna ha i suoi problemi ma anche le sacroiliache. Tento tutto il disponibile qui dove vivo a Pescara : Mesoterapia antalgica, agopuntura, neuralterapia, infiltrazioni di PRP …. visite mediche di ogni tipo e imparo sempre più a sopportare e a vivere una non vita.
    A gennaio in abruzzo riconoscono la fibromialgia e la terapia con cannabis . Mi prenoto visita in terapia del dolore …..ma arriva il coronavirus. Una quarantena difficile ….l’ ansia , la immobilita’ , la mancanza di aiuto domestico…..insomma dolori strazianti.
    Finalmente 8 giugno vado in terapia del dolore . La dottoressa mi visita, sulla base di RMN, imputa il mio dolore a problemi osteoarticolari con una fibromialgia secondaria e mi mette in lista per tre peridurali lombari ( soldesam + AL) di prova . A seguire eventuali blocchi antalgici alle sacroiliache e faccette L3/4/5.
    Lunedì 15/6 faccio la prima peridurale……nessun beneficio , un giorno o due di tachicardia da stress e cortisone e poi quasi un effetto rebound sul dolore. Ritorno in visita dopo una settimana per la seconda . La dottoressa non ritiene opportuno proseguire visto il non risultato ( si aspettava un minimo miglioramento se non altro nelle ore successive in risposta ad AL ). Diagnostica una centralizzazione del dolore e opta per terapia farmacologica. Mi prescrive nuovamente ,come nel 2016, bedrolite e FM2 con piano terapeutico a tre mesi partendo da 3/4 gocce per salire. In più contramal 15/20 gocce anche tre volte al bisogno quando il dolore e’ > 4 ?????? Io non ho mai fatto prove per stabilire una scala.
    Finisco questa lunga “lettera” sperando di non averla disturbata .
    Le ho scritto perche’ non ho una strada , non ho trovato un metodo di indagine, non ho una certezza di diagnosi, non so se ho la fibromialgia o altro. Non so se il mio e’ un dolore neurogeno o nocicettivo. So solo che sono allo stremo e cerco un appiglio, un consiglio , un perchè.
    La ringrazio per il suo lavoro,
    le auguro ogni bene.
    Francesca Conte
    P.S. : non so se e dove visiti. Nel caso sarei pronta per prenotare
    un appuntamento.

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