Bambini: terapia del dolore con la realta’ virtuale

L’ambiente è quello glaciale dell’Antartide. Il giocatore deve afferrare con le mani delle palle di neve. Davanti a lui ci sono solo igloo e pinguini, prende la mira e lancia preciso. È la descrizione del nuovo “antidoto” al dolore fisico dei bambini, introdotto al Centro ustioni dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze attraverso un nuovo sistema di realtà virtuale.

L’innovativo progetto del Servizio di terapia del dolore è diventato realtà grazie alla donazione da parte dii Atcrup, l’Associazione Toscana per la cura e la riabilitazione delle ustioni pediatriche, di un casco, di un laptop e di un software, che permettono che il dolore venga trattato attraverso una tecnica psicologica basata sulla distrazione.

Questa tecnica è nata negli Stati Uniti circa 15 anni fa per il trattamento del dolore da procedura del paziente ustionato – dice Monica Frassineti, direttore sanitario dell’ospedale Meyer –, ma nel nostro Paese non è conosciuta e resta ancora inutilizzata per il controllo algico”. “La realtà virtuale – continua Andrea Messeri, responsabile del Servizio di terapia del dolore – è attualmente oggetto di uno studio coordinato dal Servizio e condotto all’interno del Centro ustioni del Meyer dove se ne sta valutando l’efficacia nella riduzione del dolore durante il cambio del bendaggio, una delle procedure più dolorose a cui il paziente ustionato è sottoposto”.

Poco prima dell’inizio della medicazione, i piccoli pazienti vengono invitati a utilizzare il software, un semplice gioco che però diminuisce la percezione del dolore  rispetto all’utilizzo della sola analgesia farmacologica o all’assenza di ogni trattamento.

I primi risultati preliminari indicano che la realtà virtuale non è di intralcio alla procedura medica e non procura alcun genere di effetto collaterale – continua Messeri –. Il bambino riferisce, inoltre, che il gioco è molto divertente, semplice da utilizzare e garantisce un buon isolamento dall’ambiente esterno”.

Sebbene la distrazione tramite realtà virtuale presenti alcuni limiti di applicabilità legati all’età e alle capacità intellettive del paziente, la tecnica risulta essere compatibile con ogni tipo di procedura dolorosa che non comporti l’utilizzo di acqua (dato che i dispositivi sono alimentati a corrente elettrica), che non determini alterazioni del livello di veglia del bambino tali da impedirne l’interazione con il software e che non riguardi la testa, poiché il paziente deve indossare una maschera che lo “immerge” nel gioco.

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