Dolore cronico, la testimonianza di Luca

In undici anni ha subito cinque interventi chirurgici e sette per terapie analgesiche, si è rivolto a medici e specialisti della sua città e di altre regioni, senza però ottenere alcun miglioramento. Il dolore alla schiena è rimasto, anzi, è peggiorato, estendendosi alla gamba. È questa la storia di Luca Leone, 27enne dell’astigiano. Il suo calvario di sofferenza (anche emotiva) e di rinunce (professionali e personali) è iniziato con un incidente stradale e non si è ancora concluso, nonostante i circa 30mila euro spesi per visite e trattamenti.

“A 14 anni sono stato investito e mi hanno ricoverato per traumi vari, ma alla schiena in quel momento non sembrava ci fossero danni” racconta. Il dolore si è manifestato improvvisamente due anni dopo. “Ho incominciato a effettuare vari tipi di terapie, nei primi quattro anni sono stato seguito da quattro diversi ortopedici e tutte le cure sono sempre state a mio carico”. Alla ricerca di una soluzione, dal Piemonte Luca si è rivolto a un ospedale del Veneto. “Sono stato preso in cura da cinque chirurghi vertebrali e sono iniziati i tentativi”.

Gli interventi chirurgici. Luca li elenca nel dettaglio, i “tentativi”. Febbraio 2007: discogramma per esaminare la degenerazione dei dischi con “conseguente ingessatura completa”. Maggio 2007: primo intervento per il posizionamento di un X-stop, un cuneo in titanio che viene inserito nella colonna vertebrale e libera i nervi compressi. La protesi era però troppo piccola, “ballava” tra le vertebre. Novembre 2007: secondo intervento per il posizionamento di un nuovo X-stop. “Questo era della grandezza giusta, ma non mi ha dato alcun beneficio”. L’X-stop non è la soluzione, si cambia strada.

Aprile 2008: terzo intervento per l’artrodesi strumentale, una tecnica chirurgica che consiste nel fissare un impianto lungo la colonna vertebrale. L’intervento si conclude con una complicanza emorragica. Luca inizia inoltre ad accusare alla gamba sinistra formicolio, dolore, paralisi momentanee. Febbraio 2009: quarto intervento per una revisione delle radici dei nervi della gamba e per una nuova artrodesi, ma in una zona diversa della colonna vertebrale. Febbraio 2011: quinto intervento per la rimozione degli impianti e la revisione dell’allineamento della colonna. Risultati? Zero. “Ovviamente ogni intervento ha avuto le sue conseguenze – continua Luca –. Sofferenza, spese per me e per chi mi è stava vicino, allontanamento da casa, disagio fisico, psichico e morale”.

La terapia antalgica. Dalla chirurgia Luca si indirizza verso la terapia antalgica. Settembre 2011: peridurolisi, ovvero somministrazione di una miscela di farmaci direttamente nello spazio epidurale. A causa di un restringimento (una stenosi cicatriziale post-chirurgica), l’intervento viene interrotto a metà. Novembre 2011: periduroscopia, cioè tecnica grazie a cui, tramite una piccola sonda, si verifica la presenza di aderenze nello spazio peridurale lombare e, nel caso, le si rimuovono. Tentativo fallito, “non sono riusciti a effettuarla”. Dicembre 2011: impianto di un elettrostimolatore midollare, che viene però rimosso dopo 15 giorni perché inefficace contro il dolore. Marzo 2012: impianto di un elettrostimolatore di diverso tipo. È ad alta frequenza, ma dopo 18 giorni viene tolto: il motivo è lo stesso, il dolore pure. Novembre 2012: impianto di una pompa collegata al midollo spinale per mandare gli anestetici direttamente in circolo. “Con dosaggi bassi i risultati non ci sono”.

Nonostante Luca segua da anni anche una terapia farmacologica a base di morfina, lo scorso giugno ha avuto un forte attacco di dolore a schiena e gambe. “Ho perso conoscenza per mezz’ora, sono stato trasportato in ospedale, Tac ed ecografia non hanno evidenziato nulla di nuovo, ma avevo la gamba sinistra paralizzata”. Luca è tornato anche a contattare i medici che l’hanno seguito in Veneto. È stato ricoverato per nuovi accertamenti, che hanno evidenziato un peggioramento delle radici nervose della gamba e una pseudo-artrosi. “Inizialmente i medici hanno valutato un ulteriore intervento per liberare le radici da aderenze e impiantare una protesi ossea nelle fratture, ma i rischi erano maggiori dei benefici, non c’erano garanzie che potessi trarne giovamento”. Si è optato per una cura a base di vitamine che, insieme al tempo, ha migliorato il movimento della gamba.

Le conseguenze del dolore. In undici anni, il dolore ha avuto naturalmente riflessi anche sulla sfera professionale e sociale. “A livello lavorativo ho dovuto rinunciare a varie e buone occasioni – racconta –. Dopo molto sacrifici ho dovuto anche vendere una mia attività alla quale tenevo molto, non essendo in grado fisicamente di portarla avanti. E avendo problemi motori, è difficile anche mantenere amici e relazioni”. Per non lasciare nulla di intentato, Luca si è rivolto anche a uno psicologico: “Non è semplice sentirsi dire – conclude – che per il momento non ci sono soluzioni”.

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