Dolore negli stati di minima coscienza: “Va curato con farmaci adeguati”

Sono circa duemila le persone che ogni anno in Italia finiscono in stato vegetativo o di minima coscienza . Un terzo a seguito di eventi traumatici, come incidenti stradali o sul lavoro. Un terzo per problemi di natura vascolare, come emorragie cerebrali e gravissime trombosi. Un terzo a causa di eventi “post-anossici” come gli arresti cardiaci. Non possono comunicare, ma non per questo non provano dolore o anche sensazioni gradevoli suscitate dalla presenza di una persona cara o dalle attenzioni che vengono loro date.

 

Il problema è che questi segnali sono stati sottovalutati per anni, in particolare nel caso del dolore”, dice la neurologa Anna Mazzucchi, che coordina i Centri per la riabilitazione delle Gca (Gravi cerebrolesioni acquisite) della Fondazione don Gnocchi. Sul tema gli esperti del settore si sono recentemente confrontati in un convegno a Firenze che ha ospitato anche neurologi del Coma science group dell’Università di Liegi in Belgio e della Western University del Canada.

Abbiamo scoperto che esistono diversi livelli di coscienza, con diversi livelli di risposta”, continua la dottoressa Mazzucchi, come riportato da un articolo di Online-News. “Ecco perché occorre monitorare gli impercettibili segnali che queste persone inviano. Soprattutto sul fronte del dolore, un tema che angoscia molto i familiari. Il dolore va curato, con farmaci adeguati”.
Le reazioni a stimoli dolorosi si possono indagare attraverso le tecniche di neuroimaging oppure attraverso la stimolazione magnetica transcranica (Tms), che anche la Fondazione ISAL sta sperimentando per studiare il dolore cronico centrale.

Stiamo portando avanti approfondimenti con la Tms, un’apparecchiatura neurofisiologica che stimola bioelettricamente e permette di valutare se aumenta l’attività neuronale” conclude Anna Mazzucchi.

La Fondazione don Gnocchi sta per lanciare una campagna di raccolta fondi con sms solidali per l’acquisto di questo macchinario, che sarà collocato nel reparto milanese dedicato ai pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza.

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