Guido Fanelli: “Terapia del dolore, quello che c’e’ da fare”

Una telefonata sull’altra linea, sei pratiche sulla scrivania, una presentazione da preparare. Ma se c’è da fare e dire qualcosa per portare avanti la lotta al dolore, il professor Guido Fanelli risponde presente. Direttore della struttura di terapia antalgica all’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e presidente della Commissione nazionale cure palliative e terapie del dolore che vigila sull’attuazione della legge 38/2010, il professor Fanelli è appena tornato da Vienna dove, insieme al presidente della Fondazione ISAL William Raffaeli, ha partecipato a un seminario internazionale sull’accesso ai farmaci controllati (cioè oppioidi, sedativi e stimolanti) organizzato dalle Nazioni unite sotto l’egida della Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Abbiamo discusso – spiega il professor Fanelli – di quello che si sta facendo al mondo per garantire a tutti la terapia del dolore e di quello che c’è ancora da fare”. Secondo l’Oms, oltre cinque miliardi e mezzo di persone al mondo vivono in Paesi in cui l’accesso alle cure è difficile o impossibile. “Ma ci sono Paesi che si stanno attrezzando, come l’India, che tra poco varerà una legge simile a quella italiana – continua –. Inoltre, il dolore sarà uno dei main topic del prossimo semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea”.

A Vienna il professor Fanelli ha portato sotto i riflettori anche il “caso cannabinoidi”, con la decisione del Consiglio dei ministri di non impugnare la legge promulgata dalla Regione Abruzzo, che prevede che per i farmaci a base di cannabis basti la prescrizione del medico di famiglia. “La cannabis per scopi medici diventa gratuita in tutta Italia, questo è un punto cruciale per i pazienti” sottolinea.

Un guazzabuglio legislativo ancora da chiarire, invece, è quello relativo alla guida dei veicoli. “Gli oppiacei sono inquadrati nella tabella degli stupefacenti, per cui se si fa un incidente l’assicurazione non ne risponde, dal momento che si vieni considerato in stato di alterazione psicofisica”. E il problema riguarda anche chi usa più blandi farmaci analgesici come i cerotti con codeina, che viene metabolizzata dall’organismo come morfina. “Chiederemo al legislatore di definire tutti gli oppiacei come farmaci essenziali a uso medico”.

Sembra, infine, aver trovato uno sbocco l’impasse che ostacolava la diffusione degli oppiacei in età pediatrica. “Vengono poco usati dal momento che sono off-label, ovvero sono prescritti al di fuori delle indicazioni registrate su responsabilità diretta del medico, e questo non perché non ne sia dimostrata l’efficacia, ma perché per le aziende farmacologiche il costo di registrazione è superiore ai possibili guadagni” spiega il professor Fanelli. “Con l’Agenzia europea per i medicinali – conclude – abbiamo trovato una via d’uscita facendo rientrare il dolore pediatrico tra le malattie rare, in modo che i farmaci non siano più off-label”.

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