Il professor Raffaeli in Colombia per il Vertice latinoamericano sul dolore

Il dolore, da come misurarlo a come trattarlo chirurgicamente e farmacologicamente, fino all’attenzione che deve esserci da parte delle istituzioni sanitarie e politiche, è al centro del XXII Congresso internazionale sul dolore e del secondo Vertice latinoamericano sul dolore, che dal 20 al 22 giugno si svolgono contestualmente a Bogotà, in Colombia.

Organizzati dalla Asociacion colombiana para el estudio del dolor (Aced), i due appuntamenti vedranno confrontarsi professionisti di tutta l’America Latina, e non solo. Tra i relatori, infatti, saranno presenti anche esperti dell’Associazione internazionale per lo studio del dolore (Iasp) e medici provenienti dall’Europa: dal Portogallo ci saranno il dottor Jose Castro Lopes e la professoressa Isaura Tavares, dalla Spagna il dottor Manuel Rodriguez, mentre l’Italia è rappresentata dal presidente della Fondazione ISAL William Raffaeli, che terrà due interventi sulle ultime scoperte scientifiche e tecnologiche e sulla peridulisi endoscopica, tecnica messa a punto dallo stesso Raffaeli per il trattamento della lombalgia cronica.

La “tecnica Raffaeli” consiste nell’esplorazione del canale spinale, con l’obiettivo di individuare e rimuovere cicatrici e alterazioni anatomiche e morfologiche. Per farlo si utilizzano sonde con funzioni di bisturi a stimolazione quantica molecolare, palloncini e strumenti chirurgici messi a punto dallo stesso Raffaeli.

È una tecnica che permette di intervenire con precisione in situazioni non affrontabili da altre procedure – spiega Raffaeli –. Inoltre è mini-invasiva, sicura, non espone nervi e midollo a possibili lesioni e può sostituirsi a interventi ad alto costo, così da essere particolarmente adatta anche ai Paesi in via di sviluppo, quelli in cui le persone con dolore lombare cronico hanno meno possibilità di accedere alle cure”.

Nel corso dei convegni si affronterà anche il tema della misurazione del dolore, ancora poco praticata soprattutto nelle strutture sanitarie di centro e sud America. “Abbiamo avviato una campagna per promuovere la valutazione del dolore come quinto segno vitale insieme alla misurazione della pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la temperatura e il polso” spiega la presidente di Aced Patricia Gomez.

L’utilizzo di scale numeriche permetterebbe infatti una migliore diagnosi e un trattamento più coerente con l’effettivo stato di salute dei pazienti, oltre a un passo avanti nell’educazione del personale sanitario alla valutazione e alla cura del dolore.

È importante diffondere la cultura della gestione del dolore nelle università, tra il personale medico-sanitario e anche tra gli stessi familiari che sostengono continuamente chi soffre di quella calamità chiamata dolore” conclude Patricia Gomez.

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