L’accesso ai farmaci come diritto universale: la giornata di ISAL a EXPO

L’accesso al farmaco quale priorità nelle zone disagiate del mondo, al pari del libero accesso al cibo. Questo il filo conduttore dell’evento “Dall’iniquità dell’alimentazione all’iniquità della cura”che ISAL, ospite della Cittaslow di Santarcangelo di Romagna, ha tenuto venerdì 31 luglio al Padiglione KiP School – Tenda FAO-Giardino ONU di EXPO. Al centro l’importante progetto di telemedicina riservato alle città del circuito Cittaslow International, in funzione del quale i cittadini residenti potranno beneficiare direttamente di un servizio di consulenza e di eccellenza per quanto riguarda la cura del dolore cronico. Servizio di cui oggi è difficile beneficiare per molti, viste le diverse dislocazioni geografiche. Ha aperto la sessione il direttore di Cittaslow Pier Giorgio Oliveti, portando i saluti del presidente Stefano Pisani, sindaco di Pollica. Il direttore ha inoltre illustrato l’accordo firmato con la Fondazione ISAL su un percorso di identità che le unisce nell’idea di una società in cui la solidarietà sia un bene della collettività, così come la sapienza del fare opere per il bene comune.

Il tema della lotta alle iniquità non è per nulla scontato. Lo ha spiegato bene nel suo interventol’on. le Livia Turco: «La sofferenza non è uguale per tutti, non solo banalmente a causa di ciò che la provoca, ma anche a causa delle circostanze in cui il cittadino la vive. Chi ha capacità economiche – ha continuato l’ex ministro della Salute il cui contributo alla cura della sofferenza ha posto le basi normative per  la legge 38/2010 (di cui ISAL è stata ispiratrice e importante redattrice) – , chi ha conoscenze e può contare sull’aiuto e l’assistenza di altri allora vive il dolore in una dimensione di dignità; chi invece non ha queste possibilità resta solo nel soffrire e nel morire». 

 

La Fondazione ISAL ha presentato le procedure e le sperimentazioni avviate per cercare di arginare questo gap di fruibilità di terapie nella convinzione che non si possa prescindere dalla cognizione che la disponibilità di farmaci per la cura del dolore sia un diritto universale primario. Se è diritto dei cittadini dei Paesi in via di sviluppo quello di reclamare cibo e acqua, sia loro l’impegno di garantire gli stessi diritti altrove, per la dignità del vivere senza la tortura della sofferenza. Sarebbe urgente, per esempio, intervenire su chi già vive l’inquietudine nella quotidianità fatta di guerre, povertà e indigenza. «Noi non siamo indifferenti – ha sottolineato il professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL – e stiamo sperimentando nuovi modelli per far giungere a questi popoli una piccola garanzia di cura!».

«Nel 1946 l’Organizzazione Mondiale della Sanità definiva il concetto di salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale», ha ricordato inoltre il presidente della Fondazione, precisando che «tale specifico concetto merita una riflessione profonda, giacché, per la prima volta, introduce nel senso di salute il sentimento di benessere sociale: la condizione di sofferenza cronica, che la ricerca scientifica di ISAL è intenta a combattere, rappresenta l’esatto contrario, un dramma di isolamento sociale che va rimosso, perseguendo il dovere di assicurare una guarigione o almeno un conforto». Il primo percorso in cui si è impegnata la Fondazione, ovvero la Giornata Mondiale 100 Città contro il dolore, ha lo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla consapevolezza che il loro dolore può essere guarito e che esistono terapie e procedimenti a cui si può e ci si deve affidare, soprattutto nel caso in cui eventuali pregresse diagnosi e visite non hanno mai saputo riconoscere e intervenire nel modo corretto. La risposta deve allora comprendere la prescrizione dei giusti farmaci e l’iniziativa di inviare il paziente nei centri deputati alla cura del dolore.

«Viviamo già in un’epoca in cui possediamo disponibilità farmacologiche e tecnologiche per la cura del dolore cronico – ha aggiunto Andrea Fanelli, algologo presso il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna e direttore dell’Istituto di ricerca e formazione in scienze algologiche ISAL – . Tuttavia sono solo i Paesi economicamente sviluppati a consumare il 90% dei narcotici e dei farmaci adatti alle terapie del dolore cronico, lasciando i Paesi in via di sviluppo soli nella loro povertà di medicine». Quindi la spiegazione dell’impegno intrapreso da ISAL: «Si è pensato – spiega Fanelli – a un grande progetto di formazione per medici e infermieri provenienti dal Terzo Mondo al fine di costruire con loro un ponte per dare consulenze direttamente sul loro luogo di vita e lavoro.  Di qui l’importanza della telemedicina, che vogliamo sviluppare e portare in dote a tutti i Paesi dove sono carenti le strutture sanitarie».

Un’innovazione alla quale si somma il fondamentale apporto della ricerca, come ha illustrato Alberto Leonardis, imprenditore e manager, finanziatore della prima Scuola Europea di Alta Formazione sulla Cura del Dolore Cronico “Giovanni Leonardis” di Sulmona: «Quest’anno abbiamo fondato la prima realtà europea dedicata alla formazione e alla ricerca sulla cura del dolore cronico. Una realtà che formerà una nuova classe di medici specializzati e competenti. Abbiamo deciso che la Scuola dovesse sorgere presso l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, nel Parco Nazionale della Majella. Non un luogo a caso – precisa Leonardis – : la bellezza è una dimensione estremamente importante e che può aiutare a curare la sofferenza».

Chiudendo la conferenza il professor Raffaeli ha segnalato come, di fronte alla tortura del dolore, la Fondazione voglia rispondere con la conoscenza, e con il dare a tutti coloro che vivono nella solitudine di questo dramma (che in Italia colpisce più di un milione di persone) una nuova casa per curare ciò che oggi non ha cura: la costruzione di un Polo di Eccellenza sulla ricerca e la cura del dolore, che è intendimento della Fondazione ISAL e della Fondazione Gigi Ghirotti, con cui è stato stretto un patto di solidarietà. Il progetto è quello di fare nascere in Italia un Polo in cui strutturare le tecnologie per una telemedicina ad alta eco-sostenibilità e bassi costi: per far questo la Fondazione ha sperimentato fin dagli anni 2000 l’uso di  tecnologie telematiche, sviluppandone dei modelli che attraverso banali piattaforme informatiche (che prevedono per esempio anche l’uso di  Skype) hanno permesso di assistere persone con dolore direttamente al loro domicilio, risparmiando costi di gestione infermieristici, costi a carico della famiglia e riduzione di inquinamento ambientale per i continui viaggi che, specie da comunità lontane, familiari e pazienti sono costretti a fare, settimanalmente. La sperimentazione ha avuto successo con grande soddisfazione dell’utenza, per cui sarà prossimo il suo sviluppo nei Paesi dell’Africa e in altre nazioni in difficoltà, quali quelle del Venezuela con cui è stato instaurato un rapporto di sostegno. 

 

Nei saluti l’On. Turco ha ricordato nel suo ruolo di Ambasciatrice della Fondazione come sia un compito di  tutti coloro che operano nelle istituzioni della salute, evitare a ogni uomo la sofferenza della tortura del dolore fisico, psichico e sociale.

  

 
-da sinistra – Prof. William Raffaeli – Onorevole Livia Turco – Dott. Andrea Fanelli – Dott. Alberto Leonardis – Direttore Cittaslow Piergiorgio Oliveti

 


 


Prof. William Raffaeli

 


 

 


Onorevole Livia Turco

 


 

 

Dott. Andrea Fanelli

 


 

Dott. Alberto Leonardis

 

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