La Fondazione ISAL e il progetto Giovanni Leonardis Welfare insieme per creare nuovi ambulatori dedicati alla terapia del dolore cronico.

Intervista all’amministratore delegato GLW, Domenico Mezzapesa.

L’unione tra la Fondazione ISAL e la Giovanni Leonardis Welfare sta producendo i primi frutti grazie all’impegno e all’entusiasmo che gli attori di questo progetto stanno infondendovi per permettere che si sviluppi, in maniera sempre più estesa, una rete di centri territoriali dedicati alla cura del dolore cronico.
L’obiettivo del progetto è quello di sostenere la piena applicazione della Legge 38/10, in particolare prendendosi in carico la realizzazione di un’estesa rete per ciò che concerne il livello attualmente più debole e con meno servizi per la cura del dolore: quello territoriale.
Agendo su questo livello sarà così possibile garantire un accesso alle cure in quelle sedi limitrofe al vivere quotidiano attraverso una stretta alleanza con il medico di famiglia, evitando anche il ricorso alla specialistica ospedaliera che deve impegnarsi in un livello di maggiore complessità e con un approccio di presa in carico della persona fin dal suo esordio domiciliare, così da limitare il ricorso a trattamenti inefficaci che possono dar vita ad una serie di costose peregrinazioni  nel dubbio di patologie che, se prese fin dall’inizio per mano da parte di personale esperto, possono trovare la loro piena guarigione.
L’ambizione del gruppo GLW è quello di divenire un punto di riferimento di qualità sul territorio nazionale per i pazienti, le loro famiglie e i medici di medicina generale, capace di ampliare l’offerta dei servizi e nello stesso tempo  introdurre innovazione gestionale mediante l’uso di tecnologie informatizzate capaci di assicurare ad ogni utente un controllo sull’esito della cura e la sicurezza dei singoli trattamenti; il gruppo propone un nuovo concetto di comunità sanitaria che condivide percorsi comuni e lascia aperto lo spazio a controlli di qualità mediante l’accesso a una second opinion di medici di alto profilo professionale a cui ogni utente e medico, che ha in cura la persona con malattia complicata, potrà rivolgersi.
Tale processo di qualità delle cure e di supporto clinico verrà offerto dalla collaborazione con la Fondazione Isal, partner nel progetto e che, prendendosi carico della formazione dello staff medico-infermieristico, agirà nei centri e predisporrà per gli stessi dei modelli di diagnosi e cura standardizzati sulle migliori qualità di competenze scientifiche, garantendo con i propri professionisti un livello di supporto clinico per aiutare i centri a dirimere i dubbi che sui singoli casi possono presentarsi.
Tutto ciò per creare una rete nazionale di livello territoriale per la terapia del dolore che agisca come un piccolo comparto ospedaliero dotandosi di standard di servizi, apparecchiature all’avanguardia, personale altamente qualificato, protocolli clinici, best practices e metodologie certificate, supporto centralizzato con competenze e professionalità specialistiche e tecnologie innovative di telemedicina in grado di consentire ai pazienti di superare la sofferenza nel proprio ambiente, circondati dall’affetto dei loro cari.
In che modo potrà verificarsi? «Siamo impegnati in questo momento nella creazione di appositi ambulatori in ambito nazionale – racconta l’amministratore delegato della Giovanni Leonardis Welfare, Domenico Mezzapesa – . Il primo ha già preso vita a Vasto e ora stiamo gettando le basi, insieme alla Fondazione ISAL, per aprirne altri. Il personale che andrà a lavorarci verrà formato affinché abbia le capacità e le competenze specifiche per affrontare una serie di protocolli e abbracciare una larga fascia di problemi afferenti alla terapia del dolore cronico. Insieme alle competenze mediche sarà importante per noi garantire la presenza di apparecchiature non invasive e adeguate». Il paziente come potrà accedere a questi servizi? «È stato ideato un Contact Center disponibile 24 ore su 24. Questo servizio potrà in primo luogo indicare al paziente l’ambulatorio più vicino dove potersi recare per risolvere il proprio problema e in secondo luogo, non meno importante, potrà sempre farvi riferimento anche una volta cominciata la terapia per un confronto o un supporto psicologico. Spesso queste persone si ritrovano sole ad affrontare tale problematica e vogliamo in questo modo creare un servizio che possa rassicurarli in ogni momento sulla coerenza della loro cura e allo stesso tempo offrire un sostegno morale. Per questo motivo gli incaricati al Contact Center saranno individuati nelle professionalità di psicologi o esperti in questo ambito». Gli ambulatori saranno specializzati su singole patologie o saranno invece trasversali? «Saranno principalmente trasversali, con la presenza di medici curanti o specializzati (ma non necessariamente anestesisti). Abbiamo poi in mente di crearne alcuni in cui sia le competenze mediche che le apparecchiature rispondano a problemi causati da patologie specifiche e rare e in questo caso la specializzazione in anestesia sarà una “conditio sine qua non”», conclude Mezzapesa.  In base ai dati disponibili i soggetti affetti da dolore cronico sono circa il 22,5% della popolazione, ovvero circa 22.500 persone in un bacino territoriale di circa 100 mila abitanti, che necessitano di cure per il trattamento del dolore. La collocazione ideale di un Centro è stata individuata all’interno di centri medici polispecialistici, poliambulatori, cliniche private e RSA. I Centri della terapia del dolore  potranno operare o in via privatistica o in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale e con alcune delle principali assicurazioni sanitarie.

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