La Scuola di Formazione ISAL compie 25 anni! Raffaeli: “Siamo la storia della cultura del dolore cronico in Italia, ora serve un istituto di Ricerca”

1993-2017: La scuola ISAL compie venticinque anni di instancabile lavoro per la formazione di nuovi professionisti della cura del dolore cronico. Un traguardo da celebrare, che porta la firma di molti medici italiani e non solo che negli anni hanno dedicato il loro tempo e la propria competenza a titolo totalmente gratuito per la formazione dei giovani medici. Uno su tutti, il fondatore, il professor William Raffaeli.

Ma facciamo un passo indietro. Era la fine degli Anni Ottanta, quando Raffaeli e un gruppo di giovani colleghi anestesisti sognavano di costituire in Italia un centro nevralgico di alta didattica post-universitaria che fosse un punto di riferimento per la cultura medica del dolore come malattia. Nel 1993, poi, finalmente la nascita di ISAL. “Il nostro modo di fare didattica è sempre lo stesso: pari dignità tra professori e allievi, come quasi fossimo degli antichi Lincei”, spiega Raffaeli.

Professore, lei è uno dei professionisti che porta il merito dell’affermazione della cultura del dolore cronico come malattia in Italia. E’ stato un processo difficile?

Quando abbiamo iniziato ad esplorare il dolore cronico, alla fine degli Anni Settanta, il tema era quasi sconosciuto. C’erano in Italia solo  pochi centri specialistici. Noi, dal canto nostro, eravamo un gruppetto di specialisti di diverse discipline che, intorno ai grandi maestri e pionieri degli anni ’70 ( prof  Procacci , Tiengo , Moricca , Ventafridda , Rizzi , Rossano ) che avevano avuto modo di conoscere il  professor Bonica (fondatore della prima Pain Clinic al mondo), desideravano mettere insieme le varie competenze per avviare finalmente un discorso multidisciplinare che avesse finalmente una diffusione capillare sul territorio nazionale.

Com’è nata questa esigenza?

Nei fatti, fondammo il primo ambulatorio a Rimini ta fine del’83 ,  e lavorando sul campo mi accorsi dell’assenza di una cultura disciplinare omogenea e strutturata metodologicamente. Fino a quel momento gli anestesisti ( gran parte del corpo operativo negli ambulatori di terapia antalgica degli anni ’80-90 come ancoraggi avviene ) avevano pochi punti di riferimento nel settore antalgico, ed erano in un continuo peregrinare alla ricerca di professionisti, studiosi e innovazioni nel mondo del dolore cronico. Mancava, cioè, un’educazione universitaria specialistica capace di prepararli all’attività clinica.  Il successo della scuola ISAL sta anche in questo: non abbiamo mai fornito titoli, ma abbiamo soddisfatto con il nostro Corso di formazione biennale  il bisogno di una conoscenza  disciplinare omogenea e coerente con le necessità di cura che ogni giorno si esprimono negli ospedali associata ad una visione di identità professionale. Conoscenza di qualità appresa tramite il contatto diretto con numerosi professionisti provenienti da differenti branche specialistiche  associate alla fruizione di stimoli culturali che le specifiche personalità dei discenti sapevano trasmettere.

Qual è uno dei punti di forza della scuola?

Innanzitutto, ISAL, con la sua voce autorevole, ha sempre attirato in Italia il gotha dei professionisti internazionali. Fu nostro il primo seminario sul dolore come malattia e non più come sintomo, nel 1995. Oggi, la nostra scuola è diventata un melting pot sull’innovazione degli strumenti e sulla ricerca. Per quest’ultima, infatti, disponiamo borse di studio per ricercatori e figure professionali affini.

Si potrebbe dire che, quando si parla di cura del dolore cronico in Italia, molte strade portano a ISAL ?

Direi di sì, anche se oggigiorno abbiamo fatto dei passi avanti enormi per l’affermazione della terapia del dolore cronico sul territorio nazionale. ISAL i è un fermento culturale, un centro vivace per la conoscenza medica nel nostro campo, dove abbiamo esplorato l’immaterialità del dolore. Dalla scuola sono passati ben 480 medici, formati tutti da ISAL.

E a proposito di estensione sul territorio?

Notavamo che il nostro lavoro richiamava sempre più professionisti da ogni parte di Italia. Dovevamo fornire un luogo di ritrovo al sud. Grazie alla  dedizione  alla scuola di cui era stato allievo, il dott. Bellingheri (che ricordiamo con affetto) nel 2004 avviò  con entusiasmo la sezione di Isal-Sicilia a Taormina  che aveva lo scopo di evitare ai colleghi dell’area sud del Paese di effettuare viaggi per frequentare la scuola e aiutare la crescita di una classe dirigente locale . I corsi di ISAL-Sicilia coinvolsero anche la categoria degli Infermieri  professionali.

Una delle soddisfazioni più grandi in questi 25 anni?

Aver partecipato a creare, assieme ad un gruppo di passionali colleghi, alla nascita di una cultura che ora è parte integrante del sapere professionale italiano.Essere stati parte attiva fin dal 1999 alle  commissioni regionali e nazionali che hanno lavorato affinché  ai cittadini italiani fosse garantita in ogni sede sanitaria e località italiana la cura del dolore. Il mio percorso iniziò nel 2001 quale coordinatore del gruppo di lavoro della Regione Emilia-Romagna che permise  l’inserimento della terapia del dolore nella rete regionale e con la partecipazione alla stesura del progetto , voluto dall’allora ministroVeronesi ,  “Ospedale senza dolore”. Dal 2004 al 2014 partecipai quale membro del gruppo di esperti ai lavori delle commissioni del ministero della salute . che  hanno partecipato attivamente a giungere alla metà con la  stesura della legge 38 del 2010 che definisce l’applicazione della terapia del dolore sul territorio nazionale.

Professore, come vede il futuro di ISAL?

Quello che ci manca oggi per poter assolvere alla nuova sfida degli anni 2000 è la creazione di un Istituto di Ricerca Irccs, dedicato alla ricerca sul dolore cronico incoercibile cioè a quel dolore che purtroppo ancor’oggi mina la vita di milioni di persone nel mondo senza che vi si possa garantire alcun sollievo. Se l’Istituto potrà nascere la nostra ricerca sarà  la loro speranza.

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