Le donne e il dolore, una catena da spezzare

In Italia le donne tra 18 e 80 anni sono poco più di 24 milioni. Le statistiche sanitarie abitualmente dimostrano che sono proprio loro a registrare una maggior morbilità per i dolori sia acuti che cronici, con una differenza con gli uomini maggiormente significativa nella fascia di età tra 17 e 44 anni. Le donne, infatti, accusano sindromi dolorose più gravi, più frequenti e di maggior durata rispetto a quanto riportato per la popolazione maschile.

La differenza rilevata nell’incidenza del dolore nel sesso femminile non è legata solo alle diverse esperienze biologiche, ma esiste una diversa sensibilità neurologica al dolore. A fronte di questa maggior incidenza di sindromi dolorose, vi è però una minor attenzione da parte della categoria medica verso il dolore femminile.

Data l’enorme gravità della malattia e la tragica vastità del problema si può capire quanta sofferenza, la più difficile spesso da curare, sia presente giornalmente e giornalmente misconosciuta. Il ciclo del dolore è una rete che imprigiona la donna e che Fondazione ISAL vuole infrangere.

Dolore da parto. In Italia ogni anno ci sono circa 500mila nuovi nati che nel dare gioia generano anche un atavico dolore alle loro madri. Il 31% delle donne fa ricorso alla peridurale per evitare il dolore, talora violento e grave durante il parto. La Fondazione ISAL ha dato inizio allo studio per prevenire il dolore e identificare le donne che possono esserne colpite in forma grave.

Dispaneuria. Il dolore da coito nell’atto sessuale colpisce circa il 15% delle donne, togliendo alle stesse il desiderio e allontanandole dal partner.

Dismenorrea. Il dolore durante il ciclo mestruale è una malattia che colpisce circa l’80 % delle donne, anche se abitualmente in forma lieve. Nel 30% dei casi può impedire le normali attività quotidiane, costringendo a letto per più ore o giorni.

Endometriosi. È una grave malattia dolorosa, che può creare un terribile stato di malattia che modifica negativamente la vita delle donne. Si stima ne siano affette il 10% delle donne (circa 3 milioni di tialiane) e che circa il 40% dei casi di infertilità femminile sia dovuto proprio a endometriosi. 

Cefalea ed emicrania. Incide per circa il 18% della popolazione in generale. La frequenza è più alta nell’età fertile e lavorativa. Nelle donne la maggiore frequenza (34,5%) si registra nell’età tra i 25-35 anni. L’1% della popolazione soffre di una forte cefalea che insorge durante l’attività sessuale. 

Fibromialgia. L’incidenza maggiore si verifica nelle donne fra 35-45 anni. In Europa (gli ultimi dati sono relativi al 2003), si stima che ne soffra il 7,4% dei francesi e il 10,4% dei portoghesi, popolazioni molto simili agli italiani. La media stimata nelle donne italiane è pari al 6-7%, ovvero potrebbero essere tra 3 e 4 milioni le donne colpite.

Malattia femminile adulta-geriatrica. L’artrosi colpisce circa 3.900.000 italiani. Il 33% della popolazione d’età superiore ai 55 anni soffre di patologie reumatologiche. Fra gli anziani ricoverati in istituti, la prevalenza del dolore può superare il 70%.

Fratture da osteoporosi. Nel 30% dei casi si tratta di fratture vertebrali, nel 20% dei casi invece riguardano l’anca nelle donne oltre i 65 anni. Possono dare origine a dolori secondari cronici. 

Dolore rachideo. L’incidenza delle forme croniche, secondarie ad interventi chirurgici, colpisce circa il 24% degli operati.

Malattie degenerative o traumatiche del sistema nervoso. Colpiscono l’11% delle persone che hanno avuto delle forme di ictus e il 70% delle persone che hanno subito amputazioni agli arti per malattie vascolari. 

Herpes Zoster (Fuoco di Sant’Antonio). Dolore cronico invalidante in un numero elevato di pazienti (dal 9% al 3 %) con un’incidenza che cresce all’aumentare dell’età: 50% dei sessantenni e circa il 75% dei settantenni.

Patologie post-traumatiche con lesione del midollo. I dolori di tipo neuropatico sono presenti in circa il 50% dei pazienti. 

Neuropatia diabetica. Nella forma insulino-dipendente incide nel 10% dei casi, mentre se è insulino-indipendente nel 27% dei casi. 

Sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids). Le stime della prevalenza del dolore variano –secondo lo stadio della malattia e dell’ambiente in cui si effettuano le cure –, dal 40% al 60%. Tale prevalenza aumenta con la progressione della malattia.

Incidenza della patologia dolorosa nel paziente oncologico. Il dolore, nella fase iniziale della malattia, è presente in oltre il 30% dei pazienti, mentre in fase avanzata in oltre il 70%. La prevalenza media, considerando tutti gli stadi di malattia, sarebbe del 51%. Il dolore nei tumori della mammella, del collo uterino, dell’ovaio è presente in circa l’80% dei malati.

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