No al dolore, in Polonia si dice: “Jestem przeciwko bolowi”

Un foglio di cartone e una bomboletta di vernice spray, che veloce traccia in rosso una scritta. Inizia così il video realizzato in Polonia per la campagna online #Zeropain, lanciata dalla Fondazione ISAL in occasione della Giornata mondiale Cento città contro il dolore.

Jestem przeciwko bolowi” (“Io sono contro il dolore”) recita il cartello di un ciclista. È uguale a quello che porta sotto braccio una giovane in felpa. Ci sono poi altri due uomini, una signora, una ragazza con i capelli rossi, un’altra che li ha castani e un’altra ancora decolorati. Si ritrovano nella piazza del Palazzo della Cultura e della Scienza, che con i suoi 237 metri è uno dei simboli di Varsavia. Da lì lanciano il loro grido per la cura e per la ricerca: “It’s possibile, now!”.

Se in Polonia si sono sbizzarriti con le immagini in movimento, sono centinaia e centinaia le persone di tutto il mondo – dalla Grecia fino all’Argentina – che hanno mandato il loro selfie contro il dolore. Asdis è della Svezia, così come Ernesto, Markus e Fàbio, che si sono fotografati all’interno del Biomedical Center della Uppsala University. Chloe è inglese, Maria Teresa Flor è del Portogallo: “Eu sou contra a dor!”. Che a Malta diventa: “Irrid ngħix ħajti mingħajr uġigħ”.

Tra i tanti italiani non mancano volti noti dello sport, come i campioni di ciclismo Francesco Moser, Gianni Motta e Vittorio Adorni e lo skipper Michele Zambelli. Molti i giovani. Giusy si fotografa e su Facebook commenta: “Il dolore cronico, qualunque sia la sua natura, è devastante e la sensibilizzazione è fondamentale!”. Paolo ha scritto il suo no al dolore anche in latino: “Nullus dolor”. Contro il dolore anche i ricercatori del San Raffaele di Roma. Accanto alla loro foto Donata scrive: “Se lo capisse anche il mio medico di base non sarebbe male”.

Per partecipare alla campagna #Zeropain basta fotografarsi tenendo in mano un foglio con la scritta “Io sono contro il dolore” nella propria lingua. Il selfie va poi pubblicato sul proprio profilo Facebook (taggando la pagina della Fondazione ISAL) oppure su Twitter e Instagram, mettendo sempre l’hashtag #zeropain.

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