Quali rimpianti e quali speranze per i cervelli italiani all’estero: intervista a Vanni Caruso

Il Dottor Vanni Caruso è un giovane ricercatore italiano, amico della Fondazione iSAL , che ha scelto l’estero per la sua vita professionale. Grazie alle sue qualità professionali ha raggiunto in un breve tempo il successo avendo ottenuto la cattedra di farmacologia nella Facolta’ di Farmacia ad Hobart ( Australia )
Il suo campo di ricerca è dedicato allo studio dei meccanismi di sviluppo del sistema nervoso, in particolare quello legato al dolore. Oltre all’attività di insegnamento, il Dottor Caruso continua i suoi studi in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze di Uppsala e con il Menzies Institute for Medical Research di Hobart ed è membro di importanti collegi scientifici, tra cui il board della Scuola ISAL dedicata alla Formazione in Scienze Algologiche . ISAL ha subito riconosciuto in lui la passione per la scienza e ne ha sostenuto le ricerche con una Borsa di Studio quando lavorava al dipartimento di neuroscienze ad Uppsala ( Svezia )
In un’intervista a tu per tu Vanni Caruso ci racconta la sua esperienza e attività di ricerca.

Dottor Caruso, perché ha scelto di lavorare all’estero?

La mia scelta di andare all’estero e’ motivata da molteplici fattori, l’uno correlato all’altro. Direi che la curiosita’ di immergemi in nuove culture, di conoscere altri popoli, avevano ed hanno maggiore presa su di me piuttosto che sul mito del lavoro in ambito internazionale. Se vogliamo, anche in Italia c’e’ questo contesto di lavoro, ma la mia e’ stata solo una pura e semplice scelta di vita legata alle mie naturali inclinazioni, ed alla mia non stanziale personalita’.

Sulla sua scelta hanno influito la sua passione per la ricerca o la mancanza di opportunità in Italia?

La passione per la ricerca e’ venuta cammin facendo, giorno dopo giorno, una volta espatriato. Ho dovuto prima di tutto imparare benissimo la lingua, l’inglese nel mio caso, e competere internazionalmente per un posto da ricercatore. A dire il vero, non ho mai pensato che in Italia ci sia una mancanza di opportunita’, ho sempre visto l’Italia come un modello accademico da esportare, piuttosto che da biasimare. Quando si parla di universita’, si dovrebbe sempre contestualizzare l’area di eccellenza. Pensiamo per esempio ai nostri politecnici, alle scuole di design, fiore all’occhiello di un’Italia competente che tutti ci invidiano.

Secondo lei qual è la differenza più rilevante nell’ambiente di lavoro tra l’Italia e l’estero?

Non ho mai lavorato in Italia come ricercatore, pero’ posso immaginare che lavorare all’estero sia piu’ semplice. Generalmente c’e’ una gerarchia piatta e non piramidale basata sulle proprie responsabilita’ e capacita’. A dire il vero, c’e’ una cosa che mi fa sorridere quando vengo in Italia e che e’ anche fonte di risate tra i colleghi di tutto il mondo ovvero l’abuso di roboanti titoli accademici che si fa e che ci rende un tantino demode’…ma pazienza, ognuno ha le sue e gli altri non sono da meno!

Al momento lavora in Australia. Cosa ci può dire del suo nuovo ruolo e come e delle linee di ricerca sta sviluppando?

Dopo aver lavorato in Svezia, lo scorso settembre ho vinto la cattedra di farmacologia nella Facolta’ di Farmacia ad Hobart ed ho incominciato ad insegnare ed a stare dall’altra parte della barricata! Si fa per ridere, naturalmente, tengo sempre a mente cosa si provi ad essere studente, dai crimini contro il tonno in scatola, allo stress per la preparazione degli esami, alle arbitrarieta’ dei voti. Ogni mondo e’ paese!

Parallelamente alla mia attivita’ didattica, la mia attivita’ di ricerca si esprime nel campo delle neuroscienze, ed e’ ormai in consolidata collaborazione con la Fondazione ISAL. Insieme stiamo realizzando studi sulla percezione dello stimolo doloroso e sulla sua implicazione nella depressione ed obesita’. A dicembre tornero’ in Italia per le vacanze natalizie e spero di portare qualche buona novita’ nel campo delle nostre ricerche.

La ricerca di Vanni Caruso sul sito di Fondazione ISAL: https://www.fondazioneisal.it/le-nostre-ricerche/

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